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COLLANE
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seminari
del centro studi hansel e gretel |
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Processo
agli adulti.
Come sopravvivere alla crisi delle istituzioni minorili e far qualcosa
per i bambini
Processo alla famiglia, ai genitori separati, ai giudici, ai
giornalisti, agli assistenti sociali, agli psicologi, agli insegnanti,
agli educatori
cura
di
Claudio Foti
Sie Editore, Torino
€ 15,00 (Iva inclusa)
Processo
agli adulti: 21 relatori, 9 ambiti istituzionali o professionali oggetto
di discussione, 600 partecipanti al seminario ed una domanda: gli adulti
sono colpevoli di mancanza di rispetto verso i bambini?
L’idea del processo pone inevitabilmente la questione della colpa. La
colpa, intesa come mancanza reale nei confronti dei più piccoli e nel
contempo come vissuto emotivo penoso associato a tale mancanza, può
avere effetti molto diversi: di negazione, di stigmatizzazione, di
rifiuto mentale oppure di riflessione, di consapevolezza, di
cambiamento. Intendiamo interrogarci in che misura e in che modo la
colpa può trasformarsi in elaborazione mentale, in riparazione, in
speranza.
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Indice
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Introduzione
Claudio Foti
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Processo alla famiglia |
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Accusa:
Difesa: |
Andrea Coffari, avvocato, presidente
Movimento per l’Infanzia
Daniele Pallone,
psicoterapeuta, Centro Studi Hänsel e Gretel
Luciano Paolucci, presidente
Associazione Marcia degli Angeli, Foligno
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Processo ai genitori separati
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Accusa:
Difesa: |
M. Cristina Bruno Voena, avvocato,
Foro di Torino
Rosy Genduso, Associazione mamme
separate, Como
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Processo ai giudici |
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Accusa:
Difesa: |
Gabriella Cappellaro,
psicoterapeuta, Associazione Fiaba, Vicenza
Piercarlo Pazé, procuratore della
Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Torino
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Processo ai giornalisti |
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Accusa:
Difesa: |
Giorgio Blandino, professore
associato di psicologia dinamica, Facoltà di Psicologia,
Università degli Studi di Torino
Milena Boccadoro, giornalista Rai
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Processo agli assistenti sociali
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Accusa:
Difesa: |
Liliana Carollo, assistente sociale,
Associazione Fiaba , Vicenza
Marilena Della Valle, assistente
sociale, professore a contratto, Corso di Laurea in Servizio
Sociale dell’Università di Torino
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Processo agli psicologi |
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Accusa:
Difesa: |
Daniela Diano, psicoterapeuta,
presidente Cismai (Coordinamento Italiano, Servizi
Maltrattamento all’Infanzia )
Paolo Barcucci, direttore
Dipartimento di Patologia delle Dipendenze, Asl 8, Piemonte,
Consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte |
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Processo agli insegnanti
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Accusa:
Difesa: |
Graziano Guerra, presidente
Associazione Sos Infanzia, Vicenza
Claudio Bosetto, insegnante,
presidente del Centro Studi Hänsel e Gretel
Sabrina
Farci, psicologa.
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Processo agli educatori |
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Accusa:
Difesa: |
Nadia Bolognini,
psicologa, Centro Studi Hänsel e Gretel
Luigi
Sermenato, educatore professionale
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Interventi della giuria |
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Graziana Calcagno, già Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino
Frida Tonizzo,
rappresentante Anfaa (Associazione nazionale famiglie
affidatarie e adottive
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Postfazione. Dalla colpa alla speranza
Claudio Foti
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Introduzione
Claudio Foti
“Nelle sue interessanti lezioni sui compiti educativi
il pediatra breslavese professor Czerny rimprovera ai genitori di non
saper educare i loro figli e ne riconosce la causa nel fatto che essi
ricordano male o non ricordano affatto la loro infanzia. Noi siamo
d'accordo con lui… l'inconscio, sottraendo alla coscienza degli adulti i
ricordi della propria infanzia, lascia che questi educhino in modo
sbagliato i bambini.”
(Sàndor Ferenczi)
Gentilissimo pubblico, egregi componenti della giuria.
Sono lieto di dare inizio a questo processo agli adulti. Sono lieto ed
anche un po’ in ansia perché non ho la più pallida idea di come questo
dibattimento pubblico andrà a finire.
Sono in ansia inoltre perché, come tutti voi, sono un adulto anch’io e,
come tutti voi sono messo in discussione da questo processo, sono
chiamato in causa, metaforicamente e letteralmente.
La parola processo deriva da pro-cedere che
vuol dire andare avanti, andare di fronte. Processo evoca dunque un
giudizio, l’andare di fronte ad una giuria, davanti ad un giudizio… E
possiamo chiederci dunque su cosa vogliamo giudicare gli adulti? Su cosa
intendiamo giudicare noi stessi? Qual è l’imputazione che dobbiamo
affrontare?
Vogliamo valutare la nostra indisponibilità o incapacità,
in quanto adulti, a metterci realmente al servizio dei bambini, la
nostra tentazione di rapportarci all’infanzia in modo strumentale ed
unilaterale, la nostra tendenza a guardare alla realtà delle istituzioni
minorili e dei rapporti educativi in modo autocentrato, autoreferenziale
ed adultocentrico.
Il processo che si apre ruota dunque attorno all’accusa
di adultocentrismo.
L’adultocentrismo è la tendenza degli adulti a
privilegiare i loro interessi e i loro bisogni a scapito degli interessi
e dei bisogni dei bambini e degli adolescenti.
L’adultocentrismo è la tendenza della
comunità adulta a dimenticare i soggetti in età evolutiva, che
certamente sono tra i soggetti più fragili, più indifesi di questa
comunità: i bambini possono essere facile oggetto di dimenticanza, di
trascuratezza, di abbandono, di violenza. I bambini sono tra i soggetti
più strumentalizzabili, in quanto risultano tra i più bisognosi.
Farebbero di tutto, pur di ottenere briciole di attenzione e di affetto.
Sono pronti a dimenticarsi dei propri bisogni per tener conto
prioritariamente dei bisogni di coloro da cui attendono vicinanza ed
accudimento. “Se il solo modo - afferma Maslow - di conservare il
proprio Sé è quello di perdere agli altri, allora normalmente il bambino
abbandonerà il proprio Sé”.
I bambini sono tra i soggetti più indifesi perché meno
capaci di negoziazione sociale e politica. I bambini non votano, non
hanno sindacati, né partiti. Rispetto agli adulti hanno decisamente
minore esperienza, minore capacità di parola e di contrattazione dei
propri bisogni. I bambini sono tra i soggetti più deboli perché la loro
stessa esistenza è massimamente vincolata e dipendente dalle scelte e
dall’esistenza stessa degli adulti.
Processo evoca il giudizio. Ma
processo ha anche un altro significato. Procedere significa
andare avanti, allontanarsi da dove ci troviamo per andare oltre.
Processo dell’esistenza umana dove tutto cambia, le cose e le
persone: tutto è impermanente, niente rimane stabile e fermo.
Processo insito nella vita umana che impone sempre un allontanarsi
da ciò che si è, per andare oltre, per cambiare. Processo che
costituisce il ciclo biologico per cui le generazioni scorrono, i
piccoli possono crescere e gli adulti invecchiare. Processo in base a
cui nessuno di noi è uguale a ciò che era e nessuno è identico a ciò che
sarà in futuro. Noi adulti tendiamo ad essere adultocentrici
innanzitutto perché il confronto con i bambini e con gli adolescenti,
con quelli che vengono su e chiedono spazio è il confronto con il nostro
cambiamento, con il nostro procedere nel ciclo biologico, con il nostro
invecchiare, con il limite temporale della nostra esistenza.
La generazione che emerge propone una rimessa in
discussione degli equilibri relazionali, emotivi, sociali stabiliti
dalla generazione adulta precedente. Quest’ultima potrà reagire in modo
molto differenziato: potrà dare risposte più o meno elastiche, più o
meno rigide, più o meno attente. I bambini e gli adolescenti con la loro
crescita impongono agli adulti l’elaborazione dell’invidia nei confronti
delle risorse evolutive della nuova generazione, risorse un tempo da
loro possedute ed oggi tendenzialmente perdute. La crescita dei bambini
e degli adolescenti sollecita il confronto con i processi di
invecchiamento, con i limiti biologici e psicologici della nostra
esistenza. Si ricorre spesso allo stereotipo della crisi degli
adolescenti. Tendiamo a non riflettere sulla crisi di noi adulti, che
siamo sollecitati dall’adolescenza dei nostri figli a procedere nel
ciclo dell’evoluzione.
Un bambino che nasce produce sempre una trasformazione,
uno scombussolamento, la richiesta di un nuovo equilibrio delle
relazioni familiari, di un nuovo assestamento, di una nuova
distribuzione di beni e di affetti. Un bambino che cresce è un bambino
che dice la sua, che chiede qualcosa, che segnala i suoi bisogni, che
tende comunque a modificare un assetto costituito di relazioni. Un
bambino che nasce e che cresce invita dunque ad un processo, ad
un andare avanti nel cambiamento.
Ma la richiesta di cambiamento produce resistenza negli
adulti. Ma tanto più è forte questa richiesta, tanto più massicce
possono essere le resistenze. La rigidità degli adulti inoltre sarà
maggiore, tanto più questi ultimi – come ricordava Sandor Ferenczi – si
sono dimenticati di essere stati bambini e hanno perso il contatto con
le radici vitali dell’infanzia.
Processo, procedere. Procedere implica il
cedere, l’andare oltre, l’allontanarsi da qualcosa: allontanarsi per
es. da vecchie sicurezze, dalla tendenza delle istituzioni ad
autoconservarsi, allontanarsi da pregiudizi e da preconcezioni per
ascoltare qualcosa di nuovo che ci proviene dai bambini.
Ascoltare peraltro presuppone sempre un allontanarsi da
ciò che si sapeva o si presumeva di sapere per ascoltare qualcosa di
imprevisto e di inatteso. Allontanarsi da qualcosa che è già noto, da
qualcosa che è già stabilizzato ed istituito, dalla preoccupazione per
noi stessi, per la autotutela di noi adulti o delle nostre
istituzioni e professioni adulte per preoccuparci di più della tutela
dei bambini, per dare spazio a nuovi bisogni di aiuto e di cura a nuove
esigenze di più tempo, di maggiore attenzione e protezione, che ci
provengono dai bambini.
Abbiamo deciso, in accordo con tutti i relatori, che in
questo seminario gli interventi si svolgeranno seguendo il modello del
processo penale. Ci saranno interventi dell’accusa e della difesa, Gli
imputati saranno i genitori, i genitori separati, i giudici, i
giornalisti, gli assistenti sociali, gli psicologi, gli insegnanti, gli
educatori. Seguiranno gli interventi conclusivi della giuria.
Disponiamoci dunque ad un processo, come giudizio e messa
in discussione dei nostri ruoli, delle nostre istituzioni e di noi
stessi. Quanto siamo adultocentrici? Quanto siamo emotivamente
analfabeti? E al di là dell’esito del processo in termini di condanna o
di assoluzione, disponiamoci comunque ad un processo, inteso come
procedere, andare oltre, cambiare: imparare ad ascoltare, a
recepire maggiormente le comunicazioni e le istanze di cambiamento dei
bambini.
S. Ferenczi, Psicoanalisi e pedagogia, in Opere,
Cortina, vol. I, 1908, p.36.
Sul concetto di adultocentrismo cfr. C. Foti, Per una critica
dell’adultocentrismo, in Ass. Rompere il Silenzio,
Adultocentrismo: il mondo dominato dagli adulti, 2 ed. SIE
2006.
Cit. in I. Portnoy, Gli stati d’angoscia, in Manuale
di psichiatria, a cura di S. Arieti, vol. 1, Boringhieri, p.
330.
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