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Cosa
puoi fare!
1) Dai tempo ed attenzione al bambino.
I bambini si confidano con adulti che dedicano del tempo e mostrano
vicinanza emotiva al bambino. Cerca di dare importanza al bambino e
fai in modo che esprima il suo punto di vista, i suoi sentimenti, i
suoi problemi, i suoi bisogni, senza mettergli addosso il tuo punto
di vista, i tuoi sentimenti, i tuoi bisogni.
2) Dai ascolto. Dai
al bambino la possibilità di parlare del suo problema, cerca di
rassicurarlo sulla tua disponibilità nei suoi confronti. Se tu
affronti con lui i suoi problemi, non è vero che lo fai soffrire.
Anzi: in genere gli fai piacere, perché non lo lasci solo con le sue
difficoltà. In genere è l'adulto che sta male ad avvicinarsi alla
sofferenza di un bambino. I bambini hanno molto bisogno di parlare
dei loro problemi con gli adulti.
3) Prendi tempo per pensare.
Prima di prendere delle iniziative prenditi un po' di tempo per
pensare a quale sia la soluzione migliore per risolvere il problema
del bambino che hai vicino, consigliati con una persona della quale
ti fidi. Ma attenzione: il tempo per pensare non deve trasformarsi
in un'occasione per dimenticare o rinviare il problema.
4) Chiedi aiuto. E’
necessaria una discussione con altre persone e soprattutto con
figure professionalmente esperte. Cerca un parere e un sostegno in
operatori nel campo psico-logico, sociale e medico che abbiano
esperienza ma anche sensibilità per i bisogni dei bambini. Cerca
comunque aiuto nel servizio sociale, fra i medici, gli psicologi e
gli insegnanti.
5) Cerca un familiare che stia dalla parte del
bambino. Cerca di individuare all'inter-no
della famiglia del bambino anche una sola persona disposta a fare
qualcosa per lui. Ma attenzione! Non parlare con la famiglia del
bambino, nel caso di un sospetto abuso ses-suale che si consuma in
famiglia e se sono gli stessi genitori ad usare violenza contro di
lui, potresti anche peggiorare la situazione del piccolo che tu hai
intenzione di proteggere.
6) Osserva e raccogli gli indicatori e le situazioni
di malessere del bambino. Non è tuo
compito acquisire le prove della violenza ai danni del bambino. Dal
tuo angolo di visuale è impossibile raccogliere queste prove, anche
se la violenza fosse presente in forme gravi. Il tuo compito è
quello di riferire a chi di dovere i fatti preoccupanti e ripetuti
che potrebbero far sospettare una violenza ai danni di un bambino.
7) Prenditi la responsabilità di una segnalazione.
Se la sofferenza del bambino è molto grave e non riesci a trovare
un'altra soluzione per far cessare questa sofferenza, fai la
segnalazione alle istituzioni competenti, il servizio sociale o
l’autorità giudiziaria. Nei casi di abuso sessuale o di grave
maltrattamento fisico la segnalazione è l'unica soluzione possibile.
Cosa
non fare!
1) Non fare finta di niente, non voltarti dall'altra
parte. Non scordarti dei segnali di
disagio e degli occhi sofferenti di un bambino. Non dimenticare i
messaggi di protesta, le richieste di aiuto dei più deboli. Non
fuggire dalla tua responsabilità, non avere fretta a scaricare il
problema, trovando magari delle scuse dicendo che non ti riguarda e
che dovrebbero essere soltanto gli altri a fare qualcosa per quel
bambino. Forse anche tu puoi fare qualcosa!
2) Non scartare subito l'ipotesi del maltrattamento.
Il maltrattamento anche se non ci piace esiste. E’ un fenomeno
socialmente diffuso, vecchio come il mondo. E’ un fenomeno che nasce
dalla differenza di potere, di capacità e di esperienza dei più
grandi nei confronti dei più piccoli. E’ un fenomeno che si rinnova
in forme sempre diverse anche nella nostra società tecnologica. Il
progresso economico e culturale non elimina il rischio di una
violenza diffusa dei più forti sui più deboli ed inesperti.
3) Non avere fretta di arrivare ad una conclusione.
Il maltrattamento è un fatto complesso e delicato. Non fermarti su
un unico indicatore di maltrattamento, per concludere subito che il
bambino ha subito violenza. Non cercare a tutti i costi di
dimostrare un’idea che ti sei fatto. Tieni aperto il dubbio e cerca
di parlarne con altre persone, meglio se competenti
4) Non pretendere di fare tutto tu.
I problemi sono complicati. Ricorda che non sei onnipotente.
Talvolta basta il tuo impegno, ma in alcuni casi non puoi farcela da
solo, altrimenti combini pasticci. In alcuni casi occorrono diverse
figure professionali per aiutare un bambino: sono necessari non solo
i genitori, ma anche l'insegnante, l'assistente sociale, lo
psicologo, il medico e talvolta anche il giudice minorile.
5) Non confondere un genitore maltrattante con un
genitore inadeguato o in difficoltà. Nel
primo caso bisogna in primo luogo cercare di proteggere il bambino,
perché l’atteggiamento continuativo del genitore è violento,
strumentale, gravemente trascurante e procura molti danni al
bambino. Nel secondo caso bisogna innanzitutto sostenere il
genitore, perché.
6) Non dimenticare mai le ragioni dei più deboli,
cioè dei bambini. Soprattutto se ci si
trova di fronte ad una violenza e se è stata fatta una diagnosi
precisa di maltrattamento. I bambini sono gli ultimi a nascere e
spesso sono gli ultimi ad essere considerati.
7) Non sentirti superiore se ti trovi di fronte a
genitori inadeguati. Cerca di
comprendere ed aiutare piuttosto che colpevolizzare o giudicare in
termini morali i genitori in difficoltà. In diversi casi assumere un
atteggiamento di condanna verso i genitori o verso gli educatori
inadeguati è controproducente e pericoloso |