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Negazione e riparazione costituiscono due
strade diametralmente opposte verso cui può dirigersi l’evoluzione del
trauma dell’abuso. Negazione e riparazione rappresentano due esiti
antitetici del dramma della violenza e della strumentalizzazione sessuale
dei bambini. La negazione dell’abusante con i suoi contorni di minaccia,
segreto, imbroglio, mistificazione e la negazione da parte dell’ambiente
familiare e sociale che circonda il bambino impediscono la protezione. Il
bambino non riesce a parlare o se parla non ci sono orecchie per sentire,
occhi per vedere, una mente per registrare la richiesta di aiuto. La
negazione blocca la protezione del bambino e pertanto l’avvio del
processo di riparazione del trauma da lui subito. D’altra parte la
riparazione s’accompagna alla necessità di un riconoscimento sociale e
anche, se possibile, giudiziario dell’accaduto e quindi un riconoscimento
di tutti i tentativi dell’abusante di occultare la verità. La riparazione
richiede il contrasto con tutte le bugie e le falsità dell’abusante che
possono restare ad incidere nella soggettività della vittima. La
riparazione esige l’elaborazione di tutte le negazioni che hanno avuto la
meglio nella stessa mente del soggetto abusato e che continuano, magari
dopo anni di terapia, a impedirgli l’accesso a tutti gli aspetti della
vittimizzazione, soprattutto a quelli più dolorosi e più nocivi.
Attraverso la sessualizzazione ai danni
dei bambini il progetto perverso tende a garantirsi e a perpetuare
l’equilibrio patologico che accompagna il progetto stesso: la negazione è
una difesa fondamentale della strategia perversa e ne è parte integrante.
…
Ciò che può spezzare la strategia perversa
è la crescita nella comunità adulta della disponibilità di attenzione e di
vicinanza emotiva nei confronti dei bambini, è la diffusione della
competenza all’ascolto empatico con i soggetti in età evolutiva, è
lo sviluppo della capacità di dialogare con i bambini, di riconoscere i
segnali del loro malessere, senza necessariamente ricondurli ad un’ipotesi
precostituita, di costituire le condizioni emotive e relazionali che
consentano ai bambini di mettere in parola con gli adulti la verità del
loro disagio, piccolo o grande che sia. L’ascolto si rivela in tutte le
fasi del processo d’intervento e di contrasto sul tema dell’abuso un
impegno mentale e relazionale straordinariamente efficace, un impegno
innanzitutto degli operatori e dei professionisti dell’infanzia e
dell’adolescenza dell’area sociale, sanitaria, educativa, giudiziaria, ma
anche dell’intera comunità adulta.
Indice
Introduzione.
Il trauma dell’abuso tra negazione e riparazione
di Claudio Foti
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L’abuso sessuale come conseguenza di un
blocco della comunicazione
di Claudio Foti
Dall’omertà attorno all’abuso
all’amplificazione strumentale del fenomeno delle false accuse.
Risposta a “Il diario”
di Claudio Foti, Gianni Guasto
Caro Michele
di Gianni Guasto
Il grande silenzio e la grande negazione
attorno alle vittime.
Lettera aperta a Maurizio Costanzo
a cura del Comitato Progetto “Movimento
per l’infanzia”
Abuso sessuale. Dramma universale e realtà
sarda
di Elisabetta Illario, Anna Pes
Ascoltare Noemi che voleva morire
di Francesca Borghi
Con il desiderio e con la memoria: la
mentalizzazione del trauma da abuso sessuale nei bambini
di Gianni Guasto
Dopo l’abuso sessuale: il difficile
cammino del recupero
di Gabriella Cappellaro |